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Dislessia

INFO

Cosa è la dislessia

Prima di essere una difficoltà nella lettura, la dislessia è un modo diverso di vedere il mondo, di percepire le cose e di pensare. Ed è un dono prezioso, perché le persone dislessiche sono capaci di grande creatività e intuito con le quali hanno cambiato il mondo.

 

Leggere è sicuramente tra le più importanti capacità specifiche che la nostra civiltà è riuscita ad apprendere nel corso della sua intera storia.


Tale considerazione è confermata dalle ricerche neuroscientifiche più recenti (Wolf, 2018; Dehaene, Cornoldi, Zaccaria) che evidenziano il fatto che leggere non sia una abilità naturale innata, ma una tecnica complessa da acquisire, e per di più durante i primi anni di vita.
Infatti nessuno di noi nasce con strumenti specifici deputati alla lettura nel proprio bagaglio genetico, ma, grazie alla plasticità del nostro cervello, riusciamo a riciclare e riorganizzare le reti neuronali di entrambi gli emisferi del cervello, al fine di acquisire e sviluppare tale fondamentale competenza.

La lettura è quindi uno strumento culturale recente, rispetto alla storia dell’evoluzione umana, a cui è indispensabile dedicare la massima attenzione soprattutto quando l’apprendimento di tale abilità incontra, inaspettatamente, più difficoltà del previsto.

 

DEFINIZIONE DI  DISTURBO SPECIFICO DELL’APPRENDIMENTO

La dislessia fa parte dei cosiddetti Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Per una definizione ufficiale dei Disturbi Specifici di Apprendimento, è opportuno riferirsi alla Legge 170 emanata il 10 ottobre 2010 dove, nell’articolo 1, si afferma che:

La presente legge riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, di seguito denominati DSA, che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana.”

In altre parole, anche quando sono assenti patologie neurologiche e deficit sensoriali e siamo in presenza di un quoziente intellettivo nella norma (spesso superiore alla media) ed un funzionamento intellettivo integro, i Disturbi, quali la dislessia, possono, comunque limitare alcune attività della vita quotidiana quali la lettura e la comprensione di un testo, le strategie di studio, la pianificazione del lavoro e, in generale, l’autonomia soprattutto in ambito scolastico, condizionando in maniera negativa la crescita di una persona e la sua qualità di vita.

In cosa consiste la dislessia?
Seppure risulti impossibile riprodurre la variabilità degli effetti causati dalla dislessia nei processi di lettura, proponiamo questo video per aiutarti a comprendere perlomeno le difficoltà in termini di decodifica, comprensione e tempo impiegato che deve affrontare un dislessico.

Come puoi sentire, la lettura risulta poco fluida e, ad una prima letta, non sono state colte neanche le informazioni principali.
Nella lettura di questa semplice frase anche i lettori più abili mostrano difficoltà nella decodifica delle parole scritte e un maggiore impiego di risorse cognitive.

Bene, adesso immaginati di leggere un libro o un capitolo da studiare scritto in questo modo e chiediti: quanto sarebbe faticoso e quanto questo potrebbe incidere sulla propria motivazione a portare a termine il compito? Sarebbe possibile sentirsi autoefficaci oppure prevarrebbe la sensazione di profonda frustrazione e impotenza?

Un modo per farsi un’idea più scientifica della fatica che incontra una persona con dislessia nella lettura è visibile nella figura qui di sotto dove sono stati tracciati i differenti movimenti saccadici fatti da un normo-lettore e quelli compiuti da un lettore dislessico.

Se osserviamo le due immagini, notiamo la notevole differenza di fluidità e regolarità nel movimento di spostamento degli occhi lungo le righe del testo e quante brevi fermate in più vengono fatte dal lettore dislessico (i pallini rappresentano i punti di fissazione dell’occhio, cioè in cui  l’occhio fa una breve fermata per focalizzare la parola da leggere), rendendo molto lenta e faticosa la decodifica della parola e il posizionarsi sulla riga che viene dopo per pianificare il movimento successivo.

Tutto questo a scapito della velocità, della correttezza, della comprensione e del carico cognitivo impegnato.

BREVE STORIA DELLA SCRITTURA, LETTURA E DISLESSIA

Come abbiamo già detto, la scrittura e la lettura sono tra le scoperte più importanti della storia dell’uomo ed è interessante percorrere le tappe principali di questa conquista di cruciale importanza.
Si perché noi ormai siamo abituati a ad utilizzare la scrittura e la lettura senza stupirci più di come sia possibile che dei segni grafici, a cui è stato attribuito un suono e combinati in un certo modo tra loro, formino parole con un dato significato in grado di trasmettere ad altri informazioni, idee, emozioni.

E quindi tutto questo ci sembra una cosa che fa parte di noi da sempre.

Ma in realtà l’apprendimento delle tecniche di lettura e scrittura è stato un processo lento ed estremamente elaborato che è partito da molto lontano ed è avvenuto grazie alla versatilità del cervello umano che si è adattato, con modalità differenti, a seconda del codice linguistico di riferimento delle varie zone del mondo.

Se si escludono i primi tentativi di scrittura per simboli pittografici degli antichi uomini preistorici, la nascita della scrittura si può collocare intorno al IV millennio a.C. con l’avvento della tecnica cuneiforme dei Sumeri, nata con uno scopo puramente pratico e commerciale, quello cioè per intendersi bene sul tipo di oggetto che veniva venduto o acquistato e sulla sua quantità. L’oggetto veniva rappresentato con un disegno mentre la quantità con una o più stanghette.
Il calcolo quindi è nato prima della scrittura, intesa come un sistema di rappresentazione del linguaggio attraverso mezzi grafici.

La scrittura sumera era, inizialmente, una scrittura oggettiva perché rappresentava la realtà e quindi poteva essere interpretata da chiunque. Ma

Una seconda tappa fondamentale di questo lungo cammino si colloca con la nascita dei primi alfabeti, come ad esempio a Ugarit nell’attuale Siria.

Una terza tappa decisiva si compie nell’ottavo secolo avanti Cristo con il perfezionamento dell’alfabeto greco. Quest’ultimo, basato sull’alfabeto dei Fenici, era il primo a presentare una corrispondenza precisa tra i fonemi del greco parlato e i grafemi dei caratteri dell’alfabeto.
L’alfabeto greco è la fonte di tutti i moderni alfabeti d’Europa ed è stato definito dagli studiosi una rivoluzione psicologica e pedagogica nella storia dell’uomo che ha generato nell’uomo una capacità senza precedenti di produrre pensieri nuovi.

Le prime notizie di persone con inspiegabili difficoltà di lettura ci vengono date da Platone che parlò di persone intelligenti che, nonostante gli esercizi fatti sotto la sua guida, non riuscivano a imparare correttamente l’alfabeto greco.
Un altro caso di difficoltà di lettura è stato segnalato dal saggista greco Filostrato che, nel secondo secolo dopo Cristo, parlò delle notevoli difficoltà ad apprendere l’alfabeto greco da parte del figlio di Erode il Sofista.
Molti secoli dopo, intorno al 1870, Donald Broadbent e, successivamente Kussmaul, fecero i primi studi riconosciuti sui disturbi della lettura asserendo che tali disturbi generavano la cecità delle parole.
In seguito, nel 1887, Berlin coniugò e introdusse il termine dislessia e, intorno al 1920, Orton fu il primo a introdurre il termine dislessia evolutiva oltre a svolgere un’azione per sensibilizzare l’opinione pubblica americana su questo argomento, evidenziando che l’intelligenza delle persone con dislessia era nella media.


In Italia, a livello di opinione pubblica, si cominciò a parlare di dislessia negli anni Ottanta grazie al romanzo autobiografico del giornalista Pirro (1981). Nel testo emerge tutta la sofferenza di un padre che non comprende il motivo delle inspiegabili difficoltà di lettura del figlio. Solo dopo anni di sofferenza dovuti al forte senso di colpa, il figlio apprende di essere dislessico e riesce a comprendere la causa dei suoi insuccessi scolastici.


Dobbiamo però arrivare al 1996 quando fu fondata l’Associazione Italiana Dislessia (AID) per vedere l’inizio, anche in Italia, di una vera e costante azione di sensibilizzazione e corretta informazione sul tema dei DSA che ha consentito, tra le tante iniziative, l’approvazione della legge nazionale 170/2010 e dei suoi Decreti attuativi per diffondere la conoscenza e del rispetto delle modalità di apprendimento degli studenti con DSA al fine di garantire il loro diritto allo studio.

La legge 170/2010 punta a favorire il successo scolastico dei dislessici anche attraverso percorsi individualizzati e misure didattiche di supporto. Queste strategie di supporto sono gli strumenti compensativi e misure dispensative e spettano di diritto agli studenti con una diagnosi di dislessia o altri DSA.
La 170, quindi, pone le basi normative per promuovere lo sviluppo delle potenzialità dei bambini e ragazzi dislessici

Ma nella realtà, il cammino di crescita culturale su cui si fonda una efficace didattica inclusiva in grado di fornire modelli e modalità che rendano possibile l’apprendimento anche dei nostri ragazzi in ambito scolastico, è purtroppo ancora molto lungo.

La dislessia, pertanto, appare come una condizione ineluttabile che costringe il dislessico all’incapacità di leggere, comprendere un testo, memorizzare e organizzare gli argomenti studiati.

E se ti dicessimo che questa condizione non è ineluttabile ma è dovuta al fatto che i metodi tradizionali per insegnare a leggere e a studiare non sono adatti per l’apprendimento dei dislessici?

In altre parole i dislessici sono costretti a leggere e studiare in un modo sbagliato per il funzionamento della loro mente, E’ come se fossero obbligati a muoversi liberamente indossando un abbigliamento di 4 taglie più piccolo! Tu ci riusciresti?
Puoi immaginare quanto possa essere faticoso e sgradevole farlo e per di più per un lungo periodo?

Affinché un bambino dislessico possa leggere e studiare da solo, deve imparare un metodo, che noi di APPRENDIPIU’ conosciamo molto bene, che, con i giusti stimoli, strategie personalizzate, giusti strumenti affronta le sue difficoltà alla radice, coinvolgendo emozioni, capacità di concentrazione, individuazione delle proprie risorse, utilizzo consapevole e proficuo dei propri talenti percettivi.

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